contro i tagli alla cultura

 

  alcune riflessioni riguardanti la SDDSP

  La bozza del decreto legge sulla finanza pubblica (resa pubblica nel maggio 2010) inseriva la Società Dalmata di Storia Patria – Roma, in un elenco d'oltre 300 istituzioni culturali ai quali venivano tagliati i finanziamenti pubblici. A seguito della discussione generatasi prima della firma, tale elenco fu espunto dalla versione definitiva (Decreto-Legge 31 maggio 2010, n. 78 “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” in Supplemento Ordinario n. 144 alla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010).
  Tuttavia la Ragioneria del Ministero per i Beni Culturali aveva già bloccato già a fine maggio, prima dell'emanazione decreto, l’erogazione dei fondi del 2010. La legge dà ora mandato al Ministro di determinare i modi per ridurre i finanziamenti alle istituzioni culturali.
  La Società Dalmata di Storia Patria è ben conscia della grave situazione del momento per l’Italia e l’Europa e della necessità di effettuare sacrifici. La Società Dalmata di Storia Patria aderisce completamente al messaggio di fine maggio 2010 del Capo dello Stato: “ Rinnovo l'auspicio che da parte delle classi dirigenti vi sia uno scatto di consapevolezza della necessità di un impegno condiviso per superare sterili contrapposizioni e dannosi particolarismi. Questo modo di interpretare la responsabilità pubblica è il miglior contributo per riaffermare, nel centocinquantenario dell'Unità d'Italia, le ragioni dell'unità e dell'indivisibilità della Repubblica".
  La Società Dalmata di Storia Patria non vuole contrapporsi né alle istituzioni né agli uomini che le dirigono. Ma proprio per il senso di responsabilità pubblica, nello spirito dell’unità che la anima, con la disponibilità alla discussione costruttiva, vuole rappresentare la situazione della Società, che è del tutto particolare.

  La Società fu costituita nel 1926 a Zara da poco ricongiunta all’Italia, soppressa d’imperio nel 1935 dal fascismo, rinacque nel 1961 a Roma per continuare a far esser presente nel panorama culturale italiano l’apporto che i dalmati dettero alla cultura italiana per secoli.
Lontana dal suo territorio di riferimento, con i dalmati italiani sparsi nel mondo, la Società ha vissuto gli ultimi 50 anni con difficoltà. Da alcuni anni ha avuto accesso ad una limitata quota di contributi pubblici con cui ha potuto svolgere in maniera regolare varie attività culturali, con il coinvolgimento di studiosi italiani e stranieri di elevato livello, economizzando su tutte le spese possibili, sulla base dell’opera volontaria, non retribuita, nel tempo libero rubato alla famiglia ed al riposo, di alcuni Soci.
La minacciata interruzione del finanziamento pubblico però ha fatto presagire che, pur con tante economie, le attività culturali dovranno esser esser ancor più ridotte, quasi annullando la valenza culturale della Società.
Questo sarebbe stata un’ulteriore beffa per i Dalmati che abbandonarono la loro terra per mantenere la loro cultura (o che furono uccisi per ciò) in quanto anche il minimo di memoria della loro storia sarebbe perso.
  Il finanziamento, già limitatissimo, che la SDDSP riceve è da esser considerato anche come un risarcimento morale per la Dalmazia che i governanti del 1920, del 1943, del 1947, non vollero e non riuscirono a mantenere all’interno dei confini nazionali, costringendo la componente italiana della popolazione a scappare, spesso coi soli vestiti che aveva indosso.
La Società Dalmata di Storia Patria non ha padrini politici, non ha aree culturali  ''di riferimento’’ da cui farsi appoggiare. Sarà nostra cura incrementare, per quanto possibile, le forme di finanziamento da parte di privati, ma con le problematiche sopra elencate sarà molto difficile arrivare ad importi elevati: carmina non dant panem. Il contributo dello Stato, che al momento è molto limitato, è indispensabile che continui.

 In questa ottica la Società Dalmata di Storia Patria ha aderito ad alcune serie manifestazioni per combattere gli ipotizzati tagli alla cultura, quantomeno per far sì che, se tagli ci dovranno esser, siano tagli ragionati e non indiscriminati.

una nostra dichiarazione registrata su

la protesta dell'Istituto di Studi Storico Postali di Prato

la protesta dell' Istituto Piemontese per la storia della Resistenza e della Società Contemporanea

la protesta dell' Istituto Storico Italiano per il Medioevo, lo spot su youtube ,

la protesta dell'Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane (AICI) 

 la situazione al 16 novembre 2010 secondo il Corriere della Sera

l'ISIME, Istituto Storico del medioevo, fa la situazione dei tagli al 1° febbraio 2011

La Società di Studi Fiumani, in occasione della memoria del giorno della Vittoria, 4 novembre 2011, denuncia i tagli per le istituzioni che si occupano della memoria storica e culturale dell'Adriatico orientale     (   )

Anche la Deputazione Abruzzese di Storia Patria, nel maggio 2012, ha emesso un preoccupato documento di protesta per i tagli.

La  Giunta Storica Nazionale  ha avviato un'iniziativa per avviare a soluzione il problema dei gravi tagli ai finanziamenti  delle Deputazioni e Società di Storia Patria. La SDDSP aderisce all'inziativa. 

 

17 aprile 2015

La Società di  Studi Fiumani  lamenta nuovi tagli ai fondi destinati alle Associazioni della Cultura degli Esuli

  
 

 INFO AGLI ITALIANI - La nostra Casa del Ricordo dell'esodo istriano, fiumano e dalmata è stata concessa senza l'onere di un affitto dal Comune di Roma con l'impegno, però, da parte delle associazioni di non poter richiedere finanziamenti al Comune per alcun tipo di progetto. La Casa del Ricordo si tiene solo con il sacrificio dei propri associati. -     All' Archivio Museo di Fiume dopo dieci anni il Comune di Roma ha tolto, insieme ad atri 20 istituti culturali, un fondo concesso per favorire l'apertura al pubblico per 18 ore settimanali e archiviare dati. - la legge del Giorno del Ricordo ha esaurito l'esamina delle onorificenze e l'Associazion Nazionale Partigiani d'Italia chiede la revoca assieme a vari comitati comunisti di oltre 300 onorificenze infischiandosene di una legge nazionale la n. 92/2004. -      La legge n. 92/2004 non finanzia nemmeno più, come in origine, le attività dell'Archivio Museo di Fiume e dell'IRCI di Trieste. - I membri della Commissione vittime sono segnalati da vari siti come persone colluse col fascismo. - il negazionismo prende sempre più piede e la stampa nazionale (Corriere della Sera) gli da voce. -         I fondi per altre iniziative per la memoria della tragedia ebraica, senz'altro da tutelare, si trovano e pure sostanziosi (vedere allegato). I fondi della legge 72/2001 e sue modifiche per la diffusione della cultura giuliano-dalmata sono riusciti a bloccarli e ad indebitare le associazioni per farle chiudere definitivamente.

Per gli Italiani o chi si ritiene ancora tale che cosa rimane?

 

link ad articolo del Corriere della Sera.

 
  

 

2016. tragica la situazione finanziaria.

  abbiamo anticipato migliaia di euro per i progetti della legge 92-01, rendicontati un anno fa, e non si sa se e quando ci torneranno indietro (magari decuratti perchè qualche ricevuta non piace ai burocrati.

 Le nostre attività sono praticamente bloccate. 

  nella stessa situazione anche altre associazioni. Ecco cosa scrive il direttore di L'Arena di Pola.

www.arenadipola.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1034&Itemid=1