il salvataggio degli Ebrei in spalato 1941-43

      Gli ebrei di Spalato  e  Vittorio Morpurgo

 

    Vittorio Morpurgo è un nome in pratica sconosciuto.

    A fine 1939 era Presidente della Comunità Ebraica in Spalato, discendente di uno dei rami della famiglia Morpurgo, stabilitasi in Spalato nel ‘700 e che tanto contribuì alla crescita della città.

    Allora Spalato faceva parte della Iugoslavia, da circa 20 anni, dopo che gran parte degli Italiani della città era stata cacciata o convinta a lasciare la città. Con l'accrescersi delle persecuzioni naziste in Europa un certo numero di Ebrei la raggiunse sperando di poter trovare lì un sicuro rifugio o addirittura la possibilità di emigrare in Erez Israel o nelle Americhe. Con l'aprile 1941 e la dissoluzione della Iugoslavia a seguito dell'attacco nazista, Spalato fu annessa al Regno d'Italia. La città continuò a godere di una relativa tranquillità ma soprattutto prese ad esser il punto di arrivo degli Ebrei che sfuggivano alle persecuzioni naziste nell'Europa centrale e nella Croazia governata dagli ustascia. Ovviamente costoro si rivolgevano alla comunità cittadina, nata a fine del ‘500, ma piccolina, con un centinaio di membri.

    E la Comunità iniziò ad assisterli; un po' alla volta il loro numero (e le loro condizioni) divenne tale che la Comunità non ce la faceva più.  Furon intrapresi contatti con l'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane (UCII) che attraverso la DELASEM (Delegazione Assistenza Emigranti) iniziò l'opera di assistenza.  Si trattava di favorire ove possibile l'emigrazione verso le Americhe (non più possibile verso gli USA dal 1942 allorchè questi entrarono in guerra contro l'Italia) o verso altri paesi ( in maniera più limitata) di chi aveva i soldi per le costose pratiche, o almeno il trasferimento nella penisola italiana, ritenuta più sicura.  Ma si trattava anche di dare assistenza materiale ai tanti che soldi non ne avevano. Da Roma e da Genova arrivavano ogni 10-15 giorni notevoli somme che venivano distribuite agli assistiti in tutta l'area di Spalato, ma anche fino a Ragusa ed in Albania, e nell'interno della Iugoslavia. La Comunità di Spalato "si fece carico" di accentrare le richieste dei profughi verso la DELASEM e da questa ai profughi e di distribuire le sovvenzioni ai rifugiati poveri. La media degli assistiti che ricevevano sovvenzione era di oltre 600 persone. E con la fine del 1942 la situazione divenne drammatica, per l'inverno freddissimo, per la carenza di generi alimentari, per la mancanza di abitazioni, per l'aumento dei profughi. Tant'è che le autorità italiane dovettero allontanare gruppi di Ebrei da Spalato, fino ad arrivare nel 1943 a creare un campo d'internamento ad Arbe, con l'accordo sia degli Ebrei stessi che dell'UCII, che ritenevano Arbe più sicura in quanto più vicina alla penisola.

    Il motore di tutte queste attività fu Vittorio Morpurgo, assistito da un apposito comitato di assistenza. E quando nel giugno 1942 una banda di scalmanati fascisti toscani violò e distrusse la Sinagoga cittadina  Morpurgo, che era a Zara in quei giorni, portò a casa sua gli uffici dell'assistenza (e della Comunità). 

    Dal 9 settembre 1943 Spalato fu occupata dai partigiani. Non si hanno notizie certe dell'attività di Vittorio Morpurgo in quei giorni. Il 27 settembre arrivarono i tedeschi con gli ustascia che iniziarono la caccia agli Ebrei ed agli Italiani. Vittorio Morpurgo fu invitato ad allontanarsi dalla città, ma pensava che non avrebbe potuto capitargli nulla, essendo cittadino di Spalato;  fu ovviamente catturato insieme ad altri della sua famiglia, inviato in campo di concentramento. Si suppone che sia morto nel 1944 nel campo di Banjica.

 

Carlo Cetteo CIPRIANI